Maria Luisa Betri: «le invenzioni non sono esclusiva del genere maschile»!

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Abbiamo rivolto alcune domande alla professoressa Maria Luisa Betri, docente di Storia delle donne e dell’identità di genere, università degli Studi di Milano.

Secondo lei, quando si è assistito alla più radicale trasformazione delle condizioni di vita femminili?
Gli anni del “miracolo economico” hanno modificato il modo di vivere femminile, dentro e fuori casa. L’avvento degli elettrodomestici, per esempio, da un lato ha reso più agevole alle casalinghe lo svolgimento dei compiti domestici, dall’altro ha permesso a molte altre donne di impiegare parte del tempo e delle energie a nuove professioni considerate femminili (segretaria, centralinista ecc).

Alcuni oggetti hanno contribuito all’emancipazione femminile?
Oltre a favorire una nuova consapevolezza del ruolo femminile, alcuni oggetti si sono trasformati in strumenti di emancipazione e di affermazione. Si pensi, per esempio, all’abbigliamento femminile che, a partire già dalla Prima guerra mondiale, riflette un crescente desiderio di libertà e comodità, ma anche la rivendicazione di un nuovo modo di esprimere la propria soggettività.

Esistono caratteristiche particolari che distinguono l’inventività femminile da quella maschile?
Non esiste una specificità di genere, piuttosto un’attitudine femminile per alcuni lavori: le donne sono state impiegate per svolgere compiti di maggiore precisione, attenzione e pazienza (si pensi alle mondine, alle filatrici e tessitrici). Ciò non toglie che dovessero svolgere anche lavori pesantissimi, nelle campagne e nelle fabbriche, pur essendo pagate meno degli uomini.

Perché persistono pregiudizi sulle abilità pratiche femminili?
Sopravvive ancora un sistema di luoghi comuni maschilisti che, invece di valorizzare le diverse capacità e concezioni del mondo messe in campo da donne e uomini, crea squilibri tra i due sessi. È vero che le donne hanno un approccio tendenzialmente più difficoltoso alla meccanica e alla tecnica rispetto agli uomini, ma sono anche più attente e prudenti.

 

Fonte: Intervista tratta da un bel servizio di Chiara Di Paola su Viversani e Belli, 10/03/17

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