Come aiutare tuo figlio a pensare in positivo…

 

 

Come aiutarlo a pensare in positivo

I bambini ancora non lo sanno, ma il loro modo di pensare influenzerà tutta la loro vita. Nascono già predisposti ad avere un approccio positivo alle cose: sono allegri, sorridenti, curiosi, solari, gioiosi, vivaci. Insomma, sono “programmati” per ricevere stimoli positivi.

Poi sul loro cammino arriva l’adulto, che nella maggior parte dei casi mette una cappa negativa sulla loro spensieratezza, trasferendo ben presto al bambino tutto ciò che di negativo c’è nel mondo dei “grandi”: ansia, competizione, senso di fallimento, paura di sbagliare e molto altro ancora.

  • Dunque, per aiutare tuo figlio a pensare in positivo, basterebbe poco, veramente poco: che fosse lasciato libero di vivere nel suo mondo di bambino e che non subisse condizionamenti dagli adulti che ha intorno.

Basterebbe che, in primis, i genitori facessero un passo indietro ed evitassero di scaricare sul bambino le loro frustrazioni o aspettative. Frustrazioni per non essere riusciti a fare una determinata cosa nella vita o aspettative di qualsiasi tipo, proiettate sul bambino come se egli fosse una sorta di terminale per la realizzazione dei loro sogni.

Ed ecco che ci sono genitori che proiettano sul figlio la propria immagine di sportivo e lo costringono ad andare in piscina, a calcio o ad atletica leggera contro la sua volontà. Altri che proiettano l’immagine di grandi artisti e “obbligano” bambini di cinque o sei anni a fare corsi di pittura o disegno, perché in questo modo danno sfogo al proprio ego (al loro, non a quello dei loro figli).

  • Potrei citarti centinaia e centinaia di esempi di genitori che forzano la volontà dei figli, facendogli fare le cose più disparate del mondo, per soddisfare le proprie aspettative o alleviare una propria frustrazione. Poi, quando fai loro notare che il bambino non è contento di andare in piscina ma avrebbe preferito un corso di pittura, ti guardano sornioni e dicono: «Bastava che me lo dicesse, sapesse quanti soldi mi è costato mandarlo a nuoto».

Ma lui, tuo figlio, ha provato più di una volta a dirtelo, solo che tu ascoltavi quello che volevi sentirti dire e vedevi quello che volevi vedere. Conosci il proverbio: «Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”?

Se anche tu appartieni a questa tipologia di genitore, impara a fare un passo indietro, fermati a parlare con tuo figlio e domandagli: «A te, cosa piacerebbe fare?»…

 

Estratto dall’ebook: “Pensiero Positivo per Bambini“, del coach motivazionale Giancarlo Fornei.

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