Quando le nostre paure generano i problemi…

Occhi pieni di speranzaChiara lo guardò con occhi pieni di speranza.

In cuor suo sapeva che lui aveva ragione, ma non sapeva proprio come affrontare il problema, come provare a risolverlo.

  • Lui la guardò a sua volta, le sorrise e poi le chiese: «Prova a chiudere gli occhi e dimmi: se tu sapessi che cosa fare per risolvere il problema di cui mi hai parlato poc’anzi, da dove inizieresti? Qual è la prima cosa che faresti?».
  • «Ma io non lo so. Non so cosa fare, altrimenti non sarei qui a chiederti aiuto», rispose Chiara con un tono di voce flebile, quasi disperato.
  • «Lo so che non lo sai. Stai tranquilla, ma prova ugualmente ad immaginarti capace di risolvere questo gravoso problema. Che cosa farebbe Chiara per risolverlo proprio ora?».

 

Il silenzio scandiva il tempo che passava.

Un minuto, forse due. Nello studio un raggio di sole passava dalle persiane leggermente aperte.  Alla fine furono ben tre i minuti di riflessione…

  • Poi Chiara alzò la testa e rispose al coach: «Bhe, credo che la prima cosa da fare sia parlare con i miei genitori. Sicuramente con mia madre, che mi capisce di più ed ha sempre appoggiato le mie scelte…».
  • «Bene!», sentenziò il coach. «Come vedi sapevi benissimo che cosa fare».
  • Poi aggiunse, facendo un bel sorriso a Chiara: «Vedi, molto spesso la nostra mente è offuscata dal problema e non riusciamo a vedere più in la del nostro naso. Continuiamo a focalizzarci sul problema anziché pensare a trovare una possibile soluzione».
  • «Hai ragione – rispose Chiara – ma mia madre come reagirà? E mio padre? Per lui sarà una vera tragedia».

 

Una cosa alla volta, sussurrò il coach.

  • «Pensi che tua madre possa reagire male e trattarti in maniera pesante?»
  • «Oh no. Direi proprio di no! – sorrise Chiara – Non è nel suo carattere. Abbiamo sempre discusso liberamente di ogni mio problema. Mia madre non mi tratterebbe mai male».
  • «Allora temi che possa buttarti fuori di casa?».
  • Chiara fece un gran sorriso e con forza rispose: «NO! Che dici? Mia madre mi vuole troppo bene e non lo farebbe mai».
  • «Allora potrebbe essere lui, tuo padre, a chiederti di andar via da casa?», domandò il coach.
  • «No. Neppure mio padre mi butterebbe mai fuori di casa per una cosa del genere».
  • «Già, una cosa del genere», sottolineò con la voce il coach e poi sorrise a Chiara.

 

Chiara restò in religioso silenzio. Guardò il coach e poi mosse la testa come per dire: “Sì, hai ragione!”.

Piano piano, Chiara stava sempre più diventando consapevole che quello che all’inizio le sembrava un problema drammatico, irrisolvibile, era alla sua portata e proprio lei stessa stava trovando la soluzione per uscirne.

Stava capendo che la sua scelta di abbandonare legge all’università e prendere la laurea in infermieristica non era poi quel dramma di cui temeva. La sua mente aveva partorito, da sola, tutto il problema di cui aveva paura.

  • «Ma dimmi ancora – riprese il coach – se non temi le ire di tua madre e mi sembra di capire neppure quelle di papà. E se non hai paura di essere buttata fuori di casa, di cosa ha paura Chiara?».
  • Chiara abbassò leggermente lo sguardo e poi disse con un filo di voce: «Di deluderli. Solo di deluderli».
  • Poi, prima che il coach potesse fare un’altra domanda, cominciò a parlare liberamente: «La nostra è una generazione di avvocati. Lo era mio nonno. Lo sono sia mia madre che mio padre. Lo è diventato anche mio fratello Alberto. Io sto studiando per diventarlo, forse…».
  • La voce di Chiara s’interruppe, fece un bel respiro e aggiunse: «Ma non è la mia vita. Non è quello che io voglio fare».

 

Una lacrima le scese sulla guancia destra.

  • Il coach si allungò verso di lei e le diede un fazzolettino di carta per asciugarsi, poi le chiese: «E cosa ti piacerebbe fare della tua vita. Hai un sogno?»
  • Gli occhi di Chiara si illuminarono quando disse: «I bambini, mi piacciono i bambini e vorrei stare con loro. Accudirli appena nati, curarli, farli crescere».
  • «Credi che papà possa superare la sua delusione iniziale?», chiese il coach a Chiara, guidandola piano piano verso la soluzione del suo problema.
  • «Credo di sì. Del resto papà mi vuole bene e mi ha sempre ripetuto di credere in me stessa e in quello che faccio».
  • «È un ottimo consiglio. Sì, sono convinto anch’io che ti voglia veramente bene  – aggiunse il coach – e tu in cosa credi?».
  • «Oh, io credo di poter essere veramente utile con i bambini», rispose una Chiara raggiante. Gli occhi s’illuminavano ogni volta che toccava quell’argomento….

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Chiara uscì dall’incontro con me con la consapevolezza che aveva fatto la scelta giusta e che i suoi genitori l’avrebbero accettata.  Non fu facile per lei convincerli (soprattutto suo padre), ma era determinata, e ci riuscì.

Voleva diventare un’infermiera pediatrica, riuscì anche in quello.

  • Non so quale sia il tuo problema, ma so che molto spesso sono generati dalle tue paure.

La prossima volta che anche tu pensi di avere a che fare con un problema insuperabile, rileggiti questa conversazione tra me e Chiara e prova a porti, da sola, le stesse domande con le quali ho stimolato la ragazza per aiutarla a trovare delle soluzioni.

Giancarlo Fornei

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CoachDonne

Toscano, nato a Carrara 58 anni fa. Ex marketer dei servizi, dal 1999 si occupa esclusivamente di crescita personale. Conosciuto in rete come "Il Coach delle Donne" per la sua grande esperienza di lavoro con l'Universo Femminile. Da oltre dodici anni aiuta le donne imprenditrici a vincere. Nel lavoro, come nella vita...

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